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Le microplastiche sono state bandite dal Regno Unito e dal Canada. Nel 2018 è entrato in vigore il divieto di utilizzo delle microsfere dei cosmetici e dei prodotti per la cura personale. Vietandone la produzione, le microplastiche non si troveranno più nei vari prodotti evitando di danneggiare gravemente la vita marina.

Un problema molto serio, a cui si sta cercando di correre ai ripari. A luglio la Gran Bretagna ne aveva annunciato la messa al bando a partire dal 2018.

Il divieto del Regno Unito era stato inizialmente approvato nel 2016. Da questo mese, si vieterà la produzione di prodotti contenenti microsfere, mentre il divieto di vendita dei prodotti sarà in vigore da luglio 2018. Di fatto, dal 30 giugno 2018 saranno completamente rimossi dagli scaffali dei negozi.

Spiega Greenpeace Uk che fino a 12 milioni di tonnellate di plastica finiscono ogni anno nell’oceano, l’equivalente di un camion della spazzatura al minuto. Una volta che queste microplastiche finisco nell’ambiente possono provocare il soffocamento degli animali che popolano il mare. Ma non solo. È stata trovata anche microplastica nel sale marino, nella nostra acqua potabile e nella catena alimentare.

 

“I nostri mari sono diventati una discarica di rifiuti di plastica, incluse le microplastiche, che sono altrettanto nocive per la fauna selvatica e gli ecosistemi degli oggetti di plastica più grandi, anche se sono meno visibili” spiega l’associazione.

Dal canto suo, il ministro dell’ambiente Thérèse Coffey ha aggiunto:

“Gli oceani del mondo sono alcuni dei nostri beni naturali più preziosi e sono determinata a intervenire ora per affrontare la plastica che devasta la nostra preziosa vita marina. Ora che abbiamo raggiunto questo importante traguardo, cercheremo di capire come estenderlo anche a livello globale e contrastare altri tipi di rifiuti di plastica”.

 

“Oggi il tema dei rifiuti in mare e sulle spiagge è una delle nuove emergenze a livello globale e la plastica è la maggiore componente – denunciano le associazioni ambientaliste promotrici dell’appello -. Si stima che ogni anno finiscano nel mare e negli oceani 8 milioni di tonnellate di plastica e, secondo le Nazioni Unite, se non si interviene subito nel 2050 in mare ci sarà più plastica che pesci. Quello che ci preoccupa è poi l’inquinamento invisibile e incalcolabile legato alle microplastiche. Le fonti sono diverse, comprese le migliaia di microparticelle di plastica contenuti nei prodotti per la cosmesi che ogni giorno arrivano in mare direttamente dagli scarichi. Una fonte questa, che si può eliminare da subito, mettendone al bando l’utilizzo”.

Per quanto sia solo una delle fonti di inquinamento da marine litter, secondo una ricerca di Eunomia, le microplastiche contenute nei cosmetici rappresentano comunque una sorgente non trascurabile stimata tra duemila e novemila tonnellate di particelle rilasciate ogni anno.

“Sono molti i Paesi che si stanno adoperando per implementare normative adeguate, tra cui gli Stati Uniti, che hanno proibito la produzione di cosmetici contenenti microplastiche da luglio 2017. In Europa, Francia e Regno Unito stanno andando nella stessa direzione – si legge ancora nell’appello -. Alla luce di tutto questo non è più possibile rinviare l’approvazione della norma, sollecitata da Marevivo e Legambiente e nata da una proposta di legge di Ermete Realacci, Presidente della Commissione Ambiente della Camera, per la messa al bando delle microplastiche nei cosmetici approvato alla Camera il 25 ottobre 2016, e da un anno ancora in attesa di approvazione al Senato”.

 

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