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Come l’attività fisica può essere un rimedio per l’occhio pigro

L’attività fisica fa bene, un po’ a tutto. Oltre a migliorare la salute dell’apparato muscolo-scheletrico, ha effetti sulla prevenzione di malattie come il cancro, rallenta l’invecchiamento del nostro cervello e migliora il nostro umore. Secondo una recente ricerca fare sport può anche favorire il recupero delle funzioni visive in particolare per chi soffre di ambliopia, il cosiddetto “occhio pigro”.  Lo studio è stato pubblicato nella rivista «Annals of Clinical and Translational Neurology», e dimostra che grazie all’esercizio fisico vi è un netto miglioramento negli adulti affetti da ambliopia,  che se non curata tende anche a peggiorare nel tempo.

La ricerca è stata svolta da un gruppo di ricercatori italiani dell’Azienda ospedaliera universitaria di Pisa insieme all’Istituto di neuroscienze del Cnr che hanno approfondito gli studi sulla connessione tra attività fisica e disturbo dell’ «occhio pigro». I pazienti interessati nello studio hanno guardato film mentre si esercitavano alla cyclette.

La patologia si manifesta in una riduzione della capacità visiva, come spazio e come acutezza. Nel bambino è trattabile prima degli otto-nove anni di età, ma può anche interessare pazienti adulti ed è a questo punto che risulta più difficile da trattare, a causa della riduzione dei livelli di plasticità cerebrale del cervello maturo.

L’ambliopia è infatti, nella cura, molto legata alle condizioni del cervello del paziente, strada che è stata esplorata dallo studio fatto a Pisa, e che ha permesso una scoperta sorprendente.

L’esperimento di ricerca consisteva nel privare della visione dell’occhio prigro un gruppo di dieci persone, per tre giorni di seguito, mentre guardavano un film,  alternando durante la visione del film dieci minuti di pedalata alla cyclette con dieci minuti di riposo. In parallelo, un altro gruppo di persone affetta da ambliopia, ha subito la deprivazione senza l’uso della cyclette, quindi senza attività fisica. I risultati sono stati evidenti: chi ha svolto attività motoria ha mostrato un netto recupero sulla qualità visiva, mantenendo i miglioramenti nel tempo anche dopo un anno dalla fine del trattamento. Di contro invece, i soggetti che non avevano svolto attività fisica avevano evidenziato livelli di recupero trascurabili. È proprio il caso di dirlo: “Occhio alla forma fisica”!


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