COVID-19: il peso della diffusione sta nella qualità dell’aria indoor

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Il distanziamento sociale, è stato il primo provvedimento adottato di sanità pubblica per limitare la diffusione dell’epidemia da COVID-19. Inizialmente, l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva annunciato che il Covid-19 non era un virus trasmissibile facilmente a distanze superiori a due metri, ma solo in prossimità di una persona infetta. Recenti studi, riportati anche da The Economist, riportano invece il contrario.

Le particelle respiratorie, o droplets, non rimangono nell’aria per molto tempo. Ma se più piccole di cinque micron sì, e possono fluttuare nell’ambiente per moltissime ore, viaggiando per altri spazi o accumulandosi nell’aria di una stanza con scarsa ventilazione. Queste mini goccioline, note come aerosol, sono in grado di infettare più persone in ambienti chiusi, ma basterebbe migliorare il sistema di ventilazione per evitare un possibile contagio di massa.

 

Sono stati registrati più di duemila casi di questo tipo, in luoghi estremamente vari, da chiese, ai centri benessere ai locali notturni. Molti scienziati sostengono che questi eventi siano il mezzo di diffusione principale del covid-19.

Istituto Superiore di Sanità ha fornito sin dall’inizio dell’emergenza delle raccomandazioni a riguardo. Con la pubblicazione del rapporto n. 5/2020 del 23 marzo 2020,  l’Istituto ha evidenziato come anche la qualità dell’aria indoor assume un ruolo di grande importanza nella protezione, tutela e prevenzione della salute dei cittadini e dei lavoratori.

 

Una buona ventilazione sarà fondamentale nella gestione della prossima fase della pandemia, quando le persone torneranno a incontrarsi nelle case, negli uffici, nelle palestre, nei ristoranti e in altri spazi chiusi. Il distanziamento sociale e l’igiene personale, per quanto importanti, non sono sufficienti a fermare la diffusione aerea di un virus, specialmente al chiuso. Le mascherine contribuiscono rallentando e filtrando parzialmente le esalazioni di una persona infetta, ma per mantenere sicuri uffici, scuole, ospedali, case di cura e tutti gli altri ambienti è necessario migliorare la ventilazione.

 

Il fatto che una stanza appaia spaziosa e sia in funzione un condizionatore non significa che l’aria sia pulita. Oltre il covid-19 dobbiamo ricordarci che comunque una scarsa ventilazione è legata sintomi quali mal di testa, stanchezza, irritazione cutanea, capogiri, nausea. Inoltre la scarsa qualità dell’aria è stata inserita tra le cause dell’assenza dal lavoro e della scarsa produttività. Una soluzione sono sicuramente i dispositivi in grado di ridurre la presenza di virus, batteri e vari agenti inquinanti indoor fino al 99,9%. Efficaci contro agenti inquinanti – come polveri sottili, pollini, muffe, alcune sostanze organiche volatili – oltre che contro virus e batteri, sarà proprio la tecnologia a migliorare non solo l’aria, ma anche la qualità della vita.

 

Solo con l’introduzione di standard completi per la qualità dell’aria al chiuso, i governi possono proteggere la salute delle persone. Ad esempio, un modo per garantire il rispetto di queste misure potrebbe essere l’emissione di certificati di ventilazione simili a quelli igienici e alimentari già richiesti ai ristoranti o, trovandoci in uno spazio chiuso, avere informazioni sulla qualità dell’aria attraverso monitor e sensori che mostrino i livelli di CO2 e altri dati rilevanti. Un futuro che non è poi così difficile da realizzare. Chiedici info.

 

Di |2021-06-13T16:22:21+00:00Giugno 13th, 2021|FarmaMedica|0 Commenti

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